Truffa Online con Bonifico: È possibile recuperare i soldi?
Hai inviato un bonifico per un acquisto mai arrivato? Scopri come muoverti tra denuncia, richiamo del bonifico (recall) e responsabilità della banca.
Truffa con bonifico: le prime ore sono decisive
Hai effettuato un bonifico per un acquisto online, un affitto, un servizio professionale — e dall'altra parte non è arrivato nulla. Il venditore è sparito, il numero di telefono è irraggiungibile, il sito è scomparso. La domanda che ogni vittima si pone è sempre la stessa: si può ancora fare qualcosa?
La risposta dipende in larga misura dalla velocità con cui si agisce. I bonifica bancari, una volta completati e accreditati sul conto del beneficiario, sono tecnicamente irrevocabili. Ma esistono strumenti concreti, sia bancari che giudiziari, che permettono di recuperare le somme o almeno di tentarlo. Conoscerli e sapere in che ordine attivarli fa la differenza.
Il recall del bonifico: agire entro poche ore
Il primo strumento da attivare è la richiesta di recall (richiamo del bonifico), da presentare immediatamente alla propria banca. Il recall è una procedura interbancaria con cui la banca ordinante chiede alla banca destinataria di restituire i fondi. Funziona — e ha concrete probabilità di successo — solo se il bonifico non è ancora stato prelevato dal conto del truffatore. Ogni ora che passa riduce le possibilità: spesso i truffatori svuotano il conto entro poche ore dall'accredito.
La banca è tenuta ad avviare la procedura, ma non garantisce l'esito: la restituzione dei fondi dipende dalla collaborazione della banca destinataria e dalla disponibilità delle somme sul conto. Occorre presentarsi fisicamente allo sportello o contattare immediatamente il servizio clienti della propria banca, comunicando l'IBAN del destinatario, l'importo e la data del bonifico, e la causale della truffa.
La querela alla Polizia Postale
Parallelamente al recall, è necessario sporgere querela alla Polizia Postale entro tre mesi dal fatto, così come prevede l'Art. 124 c.p. La querela è essenziale per due ragioni: consente alle forze dell'ordine di agire per bloccare il conto del truffatore (anche attraverso rogatorie internazionali se il conto è all'estero) e costituisce il presupposto per qualsiasi azione civile successiva.
Nella querela vanno indicati tutti gli elementi disponibili: l'IBAN del destinatario, il nome o la ragione sociale usata dal truffatore, le comunicazioni intercorse (email, chat, screenshot del sito), e la prova del pagamento. Più la documentazione è completa, più le indagini possono essere rapide.
La responsabilità della banca: quando si può chiedere il rimborso
Esiste anche un fronte spesso sottovalutato: la responsabilità della banca. Il D.lgs. 11/2010, che attua la direttiva europea PSD2, stabilisce che la banca è responsabile per le operazioni di pagamento non autorizzate, salvo dimostri la colpa grave del cliente. In alcuni casi di frode informatica — come le truffe di tipo phishing, vishing, o sim swapping in cui il truffatore si è sostituito alla vittima per disporre l'operazione — la banca può essere tenuta al rimborso anche se l'operazione è stata tecnicamente disposta dall'utente, ma sotto l'effetto di una manipolazione che la banca avrebbe potuto o dovuto rilevare.
Il termine per contestare un'operazione è di tredici mesi dall'addebito (Art. 9 D.lgs. 11/2010). La contestazione va presentata per iscritto alla propria banca, che deve rispondere entro tempi certi.
L'Arbitro Bancario Finanziario: la via stragiudiziale gratuita
Se la banca nega il rimborso o non risponde nei termini, il passo successivo — prima di ricorrere al tribunale — è il ricorso all'ABF, l'Arbitro Bancario Finanziario istituito presso la Banca d'Italia. Il procedimento è gratuito per il ricorrente, si svolge interamente in via documentale senza udienza, e produce una decisione in circa novanta giorni. L'ABF non ha potere esecutivo, ma le banche rispettano quasi sempre le sue decisioni per ragioni reputazionali e regolamentari.
Il ricorso all'ABF è condizione di procedibilità per l'eventuale successivo ricorso in tribunale: occorre averlo tentato prima di adire la via giudiziaria.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non costituiscono consulenza legale personalizzata.
Sei stato truffato? Valutiamo la responsabilità della banca: info@cdclaw.org.
Il team di CDC Law
Studio Legale — Roma